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01/12/2014   –  Ecco dove ci siamo cacciati

di Giuseppe Chironi (Presidente di Libertà di Movimento) contatti: presidenza@libertadimovimento.it

La situazione è in peggioramento. Parliamo della situazione italiana, che coinvolge umori, tasche, salute, lavoro, società. Sono tutti sempre più tristi e malconci e tutti vagano casualmente alla ricerca di una guida, di una indicazione, che li orienti verso una rivoluzione. Altri propongono indicazioni. Ma tutti, proprio tutti gridano: “Al patibolo! Mandateli a casa, basta promesse!”.

Un tipico comportamento visto migliaia di volte in momenti di crisi, in Italia, nel mondo, ieri e mille anni fa. Comprensibile, ma inutile.

Sul fatto che occorra una rivoluzione siamo tutti d’accordo, ma io mi sono domandato quale sia il genere di rivoluzione che davvero sanerebbe il dolore che ormai alberga stabilmente dentro di noi. E mi sono risposto che una rivoluzione delle piazze risolverebbe ben poco. Vi basti guardare cosa accade ormai nelle “piazze del mondo” negli ultimi anni, quando la gente protesta, da fuoco ai palazzi del potere e mette al rogo i “potenti”.

Nulla.

Dopo poco ritornano, in altra veste o nella stessa. E ritornano più forti di prima, coi problemi di prima. E non cambia mai nulla.

Il ‘metodo Grillo’ e/o quello popolar rivoluzionario, non funzionano più. Il primo è stato uno specchietto di gestione delle masse, per impedire il realizzarsi del secondo. Basti pensare a ciò che il leader a 5 stelle ha fatto in tutte le regioni d’Italia, espellendo sistematicamente chiunque mettesse in luce proprio questo aspetto o lo contraddicesse pubblicamente, o impedendo ai candidati e alle liste che certamente avrebbero vinto di partecipare alle elezioni (Basilicata o Sardegna…). Siamo ben informati sui perchè e i per come di tal comportamento, e quotidianamente rendiamo pubbliche tali motivazioni. Alcune scioccanti, altre mai rivelate, tutte documentate.

Le ultime espulsioni pentastellate hanno confermato la voglia dei vertici di impedire che libere menti pensanti possano esprimere una nota discordante, un parere alternativo. Ormai la deviazione assolutista e integralista è evidente. Ci si chiama “cittadini”, per dare al tutto una parvenza di socialità condivisa, ci si attiene scrupolosamente e roboticamente alle regole del partito (ops, movimento!), si pensa in un solo modo: “tutti a casa, facciamoli fuori, distruggiamo la casta, ammazziamo il capo dei cattivi”. Niente di più. O poco di più, si legge invece su Facebook o Twitter. Le proposte pratiche di soluzione del problema italiano sono tante, spesso sconclusionate, non tanto condivise, non realizzabili o altre volte volutamente non realizzate.

Il metodo rivoluzionario non scatta comunque. E se scattasse (Grillo o non Grillo), sarebbe un metodo fallace, come detto.

Ma perchè?

La risposta è semplice e coinvolge due elementi di base: il DNA dell’italiano e la finanza. E’ orribile generalizzare, ma un DNA italiano esiste. L’ho visto, misurato.

In Germania ne coinvolge solo uno: la finanza. E in Gran Bretagna pure.

Ma in Italia ne coinvolge due.

Eh già, perchè mentre in Germania il cervello un pò rigoroso e organizzato del popolo tedesco concorre a sfruttare “la finanza” e manipolarla a proprio vantaggio, in Italia, causa il DNA italiano, la si subisce.

Tendiamo a mangiare avidamente. Tutti. E che ora alcuni di voi non si ergano a paladini dell’onestà! Per carità! Perchè non conosco nessuno che almeno una volta non abbia chiesto “la cortesia” o che non abbia assunto l’amico piuttosto che lo sconosciuto preparato o fatto lo sgambetto con “l’accozzo” a qualcun’altro.

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Il DNA italiano ci impedisce di dimostrare quanto valiamo come popolo. E’ organizzato ‘italianisticamente’, secondo il modello del “magno io, prima che magni tu”. E alla fine ha eroso tutto. Ha eroso gli storici risparmi, ha eroso il nostro senso civico, ha eroso la nostra gioventù, ha eroso la nostra cultura e la nostra società.

Non mi dilungherò sul come questo sistema faccia comodo a tutti, ma alla fine non faccia bene a nessuno. Perchè qui occorrerebbe una trattazione a parte, lunga, tediosa, e finirei per diventare paternale, per ricordarvi in che misera società degradata siamo finiti. Accendete la tv all’ora di pranzo e lo capirete da soli…forse…o forse, meglio, alcuni lo capiranno, altri no.

La soluzione?

Una rigida, severa, ferma rivoluzione culturale. Va cambiato il modo di pensare degli italiani. Va creata la squadra coesa. E non lo fai cambiando solo l’allenatore o le regole, aggiungendone di nuove o complicando quelle esistenti. Le regole esistenti bastano e se applicate sarebbero più che sufficienti.

Occorre una nuova educazione dei bambini e degli adulti. E i risultati verranno, tra 20 anni.

All’atto pratico andrebbe riscritto interamente il palinsesto di molte tv pubbliche e private, andrebbe reinventata l’educazione, andrebbe rispiegato ai bimbi che non si butta l’immondezza sul ciglio della strada, che non si insulta un anziano, che non si ruba, che non si sovrasta il prossimo alla ricerca del proprio porco vantaggio, che non si gioca da soli.

Una nazione è uno sport di squadra. E la stiamo vivendo come una partita di tennis giocata da milioni di giocatori per conto proprio, contro avversari sconosciuti. Una partita con la pallina che non torna mai indietro.

Nel frattempo ho qualche piccola raccomandazione: iniziate a pensare a un sistema economico alternativo a questo. Perchè questo è morto. Proveranno a resuscitarlo più volte, ma morirà, alla fine. Provate a vivere in modo un pò più sobrio e ad aprire gli occhi davanti al fatto che siete macchine per consumare. Ormai comprate il telefono “che vogliono loro”, andate sui siti “che vogliono loro”, mangiate quello “che vogliono loro”.

Ma chi sono loro?

La precisa espressione di voi.

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