Democrazia Diretta ed altre novelle

di Giuseppe Chironi

Italia ed italiani si sono attualmente infilati in un imbuto. Fino a un paio d’anni fa ci trovavamo nella parte più larga, non rendendoci del tutto conto che ineluttabilmente saremmo finiti tutti, chi prima e chi dopo, per passare nella parte stretta, che conduce direttamente nel collettore fognario sociale ed economico.

Oggi stiamo più o meno tutti nella parte stretta, sentiamo già la puzza provenire dal fondo, non abbiamo strumenti e forza per risalire la china, come quegli insetti finiti su una pozzanghera che nuotano all’infinito senza mai riuscire a riprendere a volare, aspettando che un miracolo li tiri fuori.

Ecco, tale miracolo non arriverà. Non arriverà con Renzi, che fa tante bellissime promesse rumorose ma poi trova le opposizioni di una maggioranza il cui consenso non si è conquistato alle urne, e non arriverà con il M5S, che anche se in una ipotesi fantascientifica prendesse mai il 51% delle preferenze, non saprebbe proprio come governare l’Italia.

Qualcuno potrebbe obiettare che invece il M5S l’Italia la saprebbe governare, io invece sono certo al cento per cento del contrario.  La democrazia diretta, tanto decantata, è solo un sistema per non decidere mai. Far scegliere tutto a tutti è impossibile, per una questione di competenze (già spiegai altrove che un idraulico non deve poter votare su come si deve svolgere un intervento chirurgico né il chirurgo deve poter votare su come si cambia il tubo dello scarico della cucina) e per una questione di tempo.

Avere dei rappresentanti ha un senso. Tal senso sarebbe oltremodo giustificato se i rappresentanti si adoperassero per fare onestamente e con impegno ciò per cui sono stati chiamati. E invece è spesso (non sempre) accaduto il contrario.

Meglio andare a scuola

Un esempio di sottoprodotto della rete…

Da una parte i vecchi politicanti, quelli che fanno dell’attività parlamentare una professione. Quelli che cercano accordi, alleanze, spesso illecite e prossime alla disonestà (se non oltre). Dall’altra 150 parlamentari del Movimento 5 Stelle, che restituiscono parte dei loro compensi devolvendoli a un fondo senza fondo, dove nessuno rende noto come vengano gestiti, che fanno una feroce opposizione (direi quasi ottusa) su tutto, che votano contro come principio mentale e, soprattutto, non contano un cazzo.

Di quei centocinquanta, almeno 50 li conosco personalmente. Alcuni fuoriusciti, altri ancora li dentro, quasi impauriti, tremolanti, che seguono i dettami dell’imperatore, che quasi (alcuni di essi almeno) fanno la fame, perché se non restituiscono lo stipendio al fondo senza fondo il popolo della rete se li mangia.

E perché se li mangia? Perché il guru ha insegnato che non restituire lo stipendio è male.

E perché è male?

Vedi, caro lettore, io sono abituato a farmi domande. E di fronte alle risposte me ne faccio altre. E di fronte alle risposte delle risposte ne faccio altre ancora. Sono un bambino, mai cambiato in questo senso. Chiedo sempre perché.

Perché democrazia diretta?

I tempi, la storia, hanno portato alla democrazia dei rappresentanti, auspicando siano degni, preparati, seri, onesti e non cialtroni come in molti casi accade. Ma anche se fossero onesti, seri, degni ma completamente impreparati culturalmente e tecnicamente (come accade a molti di quelli eletti dal M5S) il meccanismo si incepperebbe comunque.

E perché ridursi lo stipendio?

Per dare un esempio agli italiani? Nebbia! Questa è nebbia sulla realtà delle cose. Un parlamentare, se fa davvero il suo lavoro con rettitudine, si “spacca letteralmente il culo” dalla mattina alla sera. Sta lontano per giorni dalla propria famiglia, è in missione per conto del popolo. Un parlamentare, se lavora seriamente, ha una responsabilità enorme su chi l’ha votato. E merita di percepire uno stipendio alto, perché il principio deve valere: ti pago bene perché fai un lavoro infame!

Il M5S ha soverchiato anche tale principio, in nome del populismo, gettando nebbia, come detto, su chi (e cosa) realmente succhi il sangue degli italiani: la finanza. L’alta finanza, i sollazzi di iper-miliardari, di multinazionali, di pochi straricchi che giocano con le economie delle nazioni. La mafia, che tutti fingiamo di non vedere ma che esiste ancora, che regola gran parte di questi accordi, macro accordi per macro manovre. La droga, che alimenta i traffici di mezzo mondo. Il petrolio, di cui parleremo in altra sede.

Nessuno combatte contro i MACRO PROBLEMI che hanno cambiato la nostra società.

Il costume è decaduto, con lui le tasche. Accettate che i calciatori prendano miliardi senza protestare e vi lamentate se figure pubbliche, come un senatore o un deputato, percepiscono un legittimo stipendio commisurato alla responsabilità che hanno? E’ ridicolo.

Torniamo per un’attimo alla democrazia diretta. Dovremmo interpellare tutti i cittadini ogni volta che dobbiamo scegliere cosa fare in ogni luogo e in ogni circostanza? Ma allora abbattiamo il parlamento, abbattiamo i comuni, abbattiamo le regioni, abbattiamo le istituzioni e torniamo all’età della pietra. Ognuno si governi da solo, faccia proprie leggi, faccia proprie regole. Buttiamo via millenni di evoluzione sociale. Spariamoci a vicenda, rubiamo ognuno a casa dell’altro.

Evoluzione significa anche crescita culturale. Invece assistiamo a una devoluzione, a un tentativo di devoluzione persino delle istituzioni, dal momento che si contesta un ordine sociale raggiunto in millenni di adattamenti. Globalizzazione significherebbe anche incremento della consapevolezza di ogni individuo, invece le nuove generazioni mi sembrano perlopiù attratte da conformismi di consumo.

Personalmente non ho più voglia di combattere contro i grillismi, i grillini, i populismi e i popolini. Non amo la rete in molte delle sue manifestazioni di delirio collettivo, e non amo il popolo della rete che alimenta tali deliri, non amo chi non ha spirito critico e fa ciò che vede fare agli altri solo perché “fa figo”. E non amo chi non sa minimamente come funzioni un parlamento, l’Italia, un comune, una associazione, un ospedale, un centro di smistamento delle verdure e, nonostante questo, pretenda di metter bocca, secondo il principio dell’ “uno vale uno” (che ha imparato a memoria sul blog di Beppe grillo) su parlamento, parlamentari, Italia, associazioni, ospedali e centri di smistamento delle verdure.

E quindi mi rivolgo proprio all’uomo che rappresenta in toto il principio suddetto e dico: “Se sei un cittadino svogliato e/o asociale e/o disonesto e/o impreparato su temi fondamentali del vivere civile, che sta dietro un PC per 23 ore su 24, che non  ha partecipato in modo attivo alla vita della società reale negli ultimi anni perché incapace di avere credibilità; ecco, evita di prendervi parte in forma virtuale. Il risultato rimarrà mediocre”.

E’ mia missione personale, umana prima ancora che politica, insegnare alle persone a trovare la sintesi tra il Movimento 5 Stelle ed alcuni dei suoi indiscutibili principi e l’unica forma esistente di governo, la democrazia parlamentare e rappresentativa. E’ mia missione costringere tutti a diplomarsi, se non laurearsi, costringere gli italiani all’onestà, a partire dagli esami a scuola e all’università, fino ai concorsi, agli appalti, alla politica, per arrivare al posteggio in doppia fila sistematico e ormai depenalizzato. E’ inoltre mia intenzione lavorare per migliorare la società, o almeno provarci con tutte le mie forze, farla evolvere culturalmente, e non dare un PC a tutti perché possano manifestamente dimostrare la loro ignoranza anche su facebook.

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