Vita da Pecore

 di Giuseppe Chironi

A ben riflettere scoraggia constatare che un concetto da molti ribadito, che spesso scambiamo per luogo comune e non gli diamo tanto peso, è assolutamente reale: la storia si ripete. Si ripete la storia sociale, culturale, etica e persino religiosa. Se questo accade in tutto il mondo, da millenni, in Italia, paese particolare e inclassificabile, tutto si ripete in modo più evidente e incontrollato. Tutto qui da noi è…più ripetuto! Se nell’antichità alcuni usi e costumi erano considerati normali, per centinaia d’anni poi non lo sono stati, per poi oggi ritornare di moda. I programmini dei network pubblici e privati sono spesso incentrati su un livellamento verso il basso della cultura, ne segue uno verso il basso del costume e a ruota ci si impoverisce.

Nelle tasche e nello spirito.

Nella antica Grecia si praticava la pederastia, con la quale si definisce l’attrazione (anche di natura sessuale) tra un uomo adulto e un adolescente. Era cioè considerato eticamente normale, ad esempio, che docenti e discenti si intrattenessero a vicenda con promiscuità di vario genere. Nessuno diceva quasi nulla…vi era una implicazione culturale, una sorta di trasmissione (simbolica?) di pensiero, carisma e saggezza, con un semplice e banale rapporto sessuale, tra colui che è più saggio e colui che deve imparare.

Un gregge vale l'altro.

Un gregge vale l’altro.

Omosessualità, perchè ciò avveniva tra uomini, e pedofilia, perchè gli alunni spesso erano poco più che bambini, erano tollerate. Le famiglie non si opponevano e anzi favorivano questi menage. Col passare dei secoli il menage è finito, l’omosessualità e stata “sdoganata” solo in alcuni contesti e solo di recente gli studi di psicologia hanno giustamente portato a una ferma condanna della pedofilia.

Al nobile termine “pederastia” è stato poi associata invece una accezione assolutamente negativa. Indicava l’omosessualità promiscua. Oggi è in disuso, ma possiede ancora questa accezione, con svariate sfumature, negative.

Sembrerebbero quindi “usanze” e tempi andati, non foss’altro che i costumi italiani, oggi, quasi ricordano quelli d’allora e nefandezze d’ogni tipo, stavolta non legate a parametri socioculturali ma semplicemente alla grana o al sesso, hanno riportato la nostra societá a parametri medievali, dove però certi vizietti erano puniti col rogo. Non va meglio nel campo del diritto. Da noi inventato ed esportato, oggi è largamente ignorato. La società dell’egoismo e del vantaggio personale la ha avuta vinta.

Il lavoro? Avevamo una società costruita sul risparmio…oggi, per colpa del nostro amore smisurato per gli “usi americani”, siamo stati trascinati in una società costruita sul debito.

Le banche direbbero credito.

Cosi sei convinto di avere soldi ma non ne hai comunque.

Il lavoro in un meccanismo del genere non puo che latitare. Chi ci governa, a tutti i livelli, è responsabile.

E lo è anche chi rifiuta di governare. Ricordo che appena 20 anni fa mio padre aveva risparmi. Conoscevo pochissime persone con debiti che non fossero provocati dalle loro stesse scelleratezze. Tante famiglie avevano piccole riserve, potevano vivere normalmente.

Poi è arrivata la tentazione americana. Quella finanziaria. Perché quella della “coca cola” ci aveva già fagocitati.

Nessuno usava le carte di credito, pochi il bancomat, eppure stavamo meglio. Le strade, tangentopoli o no, non erano piene delle buche che incontri ora. I palazzi erano ben tenuti, la gente vestiva italiano, non italo-cinese o cinese-cinese, la vita era più serena e calma, i bambini piu sereni e calmi, i divorzi la meta di quelli di oggi, la felicita almeno doppia. A quale diavolo abbiamo quindi venduto l’anima se ci siamo ridotti cosi? Lo dobbiamo a quella che io chiamo la “nostra attitudine ovina”. Perché siamo pecore. Tutti o quasi. Il meccanismo che ci ha cambiato è stato favorito dal nostro interesse a imitare, omologarci. Arriva un leader politico, carismatico, ricco, coinvolgente. Uno che si è fatto da solo. E ha ideali liberali. Ci piace, ha donne, soldi, potere. E ci dice: “seguitemi”!. E molti lo seguono. E’ ricco, realizzato, perché dovrebbe prenderci in giro? Poi, dopo 20 anni nei quali aspettiamo che tutto ciò che viene promesso venga mantenuto, ne arriva un altro che dice:”Siete scontenti? Seguitemi! Dovete riscattarvi partendo dal basso! Uno Vale uno! Il meccanico vale quanto il chirurgo!” … Vero! Ma se parliamo di meccanica? Il chirurgo vale meno o vale…uno? E così, signori, abbiamo evitato il terrorismo, abbiamo trovato conforto in una illusione. Abbiamo pensato di poter parlare, di poter dire la nostra dentro un forum, dentro un blog. Tutti valiamo, tutti abbiamo proposte, tutti ci siamo illusi di essere ascoltati, di valere uno.

Ed invece il risultato eccolo qui. Davanti ai nostri occhi. Un’Italia ridotta alla miseria dove sono sparite le manifestazioni e il malcontento, infilati in un imbuto a 5 stelle (appuntite) che ci ha illuso di poter dire la nostra e ha invece messo un cuscino sulla bocca della vera protesta. Illuse da un imprenditore ricchissimo e pregiudicato, amico fraterno di un signore che non si cura di invadere oggi uno stato sovrano in barba a un’Europa che non sa reagire. E nelle mani di un leader trentottenne che parte baldanzoso e ricco di promesse incomprensibili e finirà con lo scontrarsi con il limite di riforme inapplicabili in accordo con una fazione che invece dovrebbe rappresentare un nemico politico e ideologico netto. Cosa facciamo? Siamo pecore! Se il leader delle 5 punte a forma di stella ordinasse di morire per lui molti morirebbero, ricordando l’ottusità di coloro che difendevano certi dittatori sudamericani o europei fino a dare la vita per loro. Altri continuerebbero a darla per l’imprenditore pregiudicato, che ha promesso loro vita ricca e dissoluta e giovani opportunità per esprimere una nuova virilità ormai sopita. Tutto, come vedete, dipinge un quadro di povertà. Economica, culturale, morale, sociale. Possiamo decidere di continuare a fare le pecore, come quando stiamo tutti su una sola corsia al semaforo lasciando l’altra completamente vuota, o come quei giovani che stanno a decine fuori, al freddo, in fila per entrare nel locale di moda dove si mangia male ma “ci sono tutti”. Apparire, e poco essere. La rivoluzione deve essere culturale, prima di tutto. Radicale, quasi imposta. In questo nuovo universo non ci sarebbe posto per “uno vale uno” se uno è disonesto e l’altro no. Non ci sarebbe posto per chi vuole tutto e non lo merita. Non ci sarebbe posto per chi non impara a utilizzare il cervello in modo costruttivo. Questa è la società che vogliamo noi. Quanto prima.

 

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